L'Arengo

LE ISTITUZIONI DI SAN MARINO E LA LORO EVOLUZIONE NEI SECOLI

Agli inizi della storia della comunità sammarinese le decisioni più importanti per la piccola comunità venivano prese durante assemblee alle quali partecipavano i membri di tutte le famiglie, è probabile pertanto che i poteri politici non fossero ancora delegati a nessuno e che si operasse in un clima di totale democrazia diretta.


Tale assemblea, passata alla storia con il nome di "Arengo", era composta da tutti i capi-famiglia del territorio e, fino al XVI secolo ha detenuto certamente i massimi poteri sul minuscolo comune sammarinese: il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, poteri che prima erano nelle mani dell'abate feudatario.

Non è difficile comprendere che, finchè il numero di abitanti rimase esiguo, l'Arengo rimase operativo e deliberativo ma, con la crescita della popolazione emerse l'esigenza di creare altri organismi politici meno numerosi, più facili da convocarsi e riunirsi, dove le decisione potessero essere prese con maggiore celerità.

Per tale ragione, nel XIII secolo vennero create assemblee politiche (il Consiglio dei Sessanta ed il Consiglio dei XII).
Nel 1243 venne introdotta l'istituzione dei Capitani Reggenti: venivano eletti dall'Arengo, gestivano il potere esecutivo e giudiziorio e rivestivano il ruolo di Capi di Stato.

Nel secolo XV venne creato il Consiglio Grande e Generale, composto da 6o membri dell'Arengo al quale furono delegate alcune prerogative dell'Arengo.
Nei fatti, quest'ultimo, pur non essendo mai ufficialmente abolito, andò a perdere con gradualità tutte le sue funzioni e dal 1571 non fu più convocato.

In data 8 ottobre 1600 venne promulgata la prima Costituzione scritta, le Leges Statutae Republicae Sancti Marini, che sono ancora alla base delle fonti del diritto sammarinese.
Successivamente si verificò un processo di deterioramento delle istituzioni: il Consiglio Grande e Generale, svincolato da ogni forma di controllo, divenne strumento per la realizzazione degli interessi di un numero sempre più ristretto di famiglie patrizie perchè non essendo più eletto dall’Arengo veniva rinnovato tramite cooptazione.

Una svolta vi fu il 25 Marzo 1906, in tale data una rivoluzione pacifica ristabilì l’elettività dei membri del Consiglio Grande e Generale: il 25 marzo fu infatti riconvocato dopo tanto tempo l’Arengo per decidere se mantenere il potere nelle mani del Consiglio controllato dall’oligarchia e se la composizione del Consiglio sarebbe dovuta essere proporzionale tra gli abitanti del contado e della città. All’Arengo parteciparono 805 capi famiglia su 1054.

In seguito all’Arengo, il 5 maggio 1906 fu varata una legge elettorale che prevedeva il rinnovo del Consiglio per un terzo ogni tre anni mettendo fine al controllo oligarchico che agli inizi del secolo dopo fu quasi del tutto esautorato dai suoi poteri.

L’Arengo così resuscitato assunse una fisionomia diversa rispetto alla sua originaria: in pratica divenne un momento della vita comunitaria che si svolgeva due volte all’anno, in aprile ed in ottobre, in corrispondenza dell’elezione delle nuove Reggenze, in cui ogni capofamiglia poteva inoltrare, tramite i nuovi Reggenti, petizioni e richieste di interesse pubblico al Consiglio Grande e Generale.

Perse, quindi, ogni funzione deliberativa ed ogni controllo sulle altre assemblee politiche ma grazie a queste nuove funzioni referendarie permise col suo responso di avviare una nuova fase politica per la Repubblica.

Ancora oggi l’arengo esiste con tale veste, perché due volte all’anno i cittadini sammarinesi possono inoltrare al Consiglio, presentandole alle nuove Reggenze, le cosiddette istanze d’Arengo, petizioni d’interesse pubblico con cui ognuno può sottoporre al parlamento sammarinese problemi non personali, ma che abbiano un interesse per la comunità. Entro un mese la Reggenza deve decidere se le istanze presentate siano conformi: quelle ritenute tali devono essere discusse in Consiglio entro un semestre dalla loro presentazione.

Questo istituto è molto utilizzato dai sammarinesi, e permette spesso di stimolare il Consiglio Grande e Generale ad interessarsi di problemi particolarmente sentiti dalla cittadinanza.