Terenzi (UNAS) a Fixing

"Una via in Centro Storico riservata agli artigiani"

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Il bilancio di Gian Franco Terenzi dopo 33 anni alla guida dell'UNAS e i progetti per il futuro della categoria
Dopo 33 anni ininterrottamente alla guida dell'UNAS, l'Unione Nazionale degli Artigiani Sammarinesi, il prossimo 15 febbraio Gian Franco Terenzi lascerà l'incarico.
Nell'intervista raccolta da Loris Pironi e pubblicata sul numero 4 di Fixing, Terenzi traccia il bilancio del suo terzo di secolo come presidente UNAS e lancia idee e progetti per il futuro e per il rilancio della categoria.
Ecco il testo integrale dell'intervista.

Il prossimo 15 febbraio l’assemblea dell’Unione Nazionale degli Artigiani Sammarinesi sarà chiamata a riunirsi per nominare il nuovo presidente e rinnovare le cariche del direttivo.
Dopo trentatré anni infatti Gian Franco Terenzi è stato costretto a rassegnare le dimissioni dalla recente legge sulle incompatibilità tra incarichi pubblici.
Dovendo scegliere tra la presidenza dell’UNAS e l’incarico di membro del Consiglio Grande e Generale, ha optato, a malincuore, per quest’ultimo.
Così per gli artigiani sammarinesi un’epoca si avvia alla conclusione, e un’altra sta per cominciare. Per Gian Franco Terenzi, intanto, è giunto il momento di tracciare un bilancio.
Trentatré anni alla guida dell’UNAS, è un record. Quanto le dispiace dover abbandonare questa carica?
“Mi sento di aver svolto un impegno che mi ha offerto, negli anni, grande soddisfazioni, e che non mi è mai pesato. In linea generale posso dire che tutto ciò che ho cercato di mettere in campo partendo da quanto istintivamente, da artigiano, mi sembrava giusto, in effetti è risultato l’interpretazione oggettiva di quelle che erano le necessità di una categoria. Trentatré anni. Oggi posso dire che è un’esperienza che ho vissuto con grande entusiasmo e con una grande carica addosso, dal primo all’ultimo giorno”.
Cosa pensate della legge che, da questa legislatura, regola le incompatibilità tra incarichi pubblici?
“Tra incompatibilità dirette e indirette, alla fine in una realtà come quella di San Marino non rimane quasi nessuno. Io dico che con questa legge si è voluto ‘schiumare’ ma senza fare un profondo esame del problema vero delle incompatibilità. Per quello che riguarda il mio caso, non potrò più essere presidente di un’associazione che gestisco da tanti anni ma alla fine cosa cambia? In Consiglio Grande e Generale forse non continuerò a portare avanti le istanze degli artigiani? Anzi, sarò ancora più ricco di iniziative. Il problema delle incompatibilità è ben altro”.
Cosa è cambiato in tutti questi anni per gli artigiani a San Marino?
“L’Unione Nazionale degli Artigiani è nata nel 1968, io sono stato eletto presidente nel 1976. Fino ad allora l’associazione poteva contare soltanto su un dipendente a mezzo servizio, oggi sono in sei effettivi a rispondere alle esigenze concrete della categoria. Ma non ne faccio una questione semplicemente nu-merica. Gli anni Settanta sono stati gli anni del grande sviluppo industriale per il Titano, e al fianco delle industrie c’erano anche le piccole e medie imprese, che avevano l’esigenza di trovare un punto di riferimento nelle istituzioni e una testimonianza della concreta presenza delle attività artigianali sul Territorio. L’UNAS è cresciuta negli anni assieme agli artigiani, e ha dato loro il supporto logistico che chiedevano, si è mossa in ambito politico per portare avanti le giuste rivendicazioni degli artigiani. E non parlo solo di tematiche pur importanti come gli assegni familiari o l’indennità economica, ma anche di vere e proprie conquiste sociali come la riforma tributaria che permise di passare dal sistema fiscale induttivo a quello forfetario in uso anche oggi, per una fondamentale semplificazione che permette la gestione della piccola impresa, oppure in fase di contrattazione, la battaglia per avere un contratto specifico. In estrema sintesi, in questi trentatré anni ci siamo organizzati, siamo cresciuti, siamo diventati un punto di riferimento per le piccole e medie imprese e per le istituzioni. Inoltre abbiamo portato avanti una miriade di iniziative di carattere sociale, tra assemblee pubbliche, feste e appuntamenti conviviali, che hanno fatto dell’UNAS non una semplice corporazione ma un’aggregazione di persone che ruotano attorno ad una categoria economica”.
Che cosa cambierà, dal 15 febbraio, per l’UNAS?
“C’è un’organizzazione ben strutturata, un percorso segnato e un’associazione riconosciuta sul territorio: le condizioni per andare avanti bene, insomma, ci sono tutte. C’è però la grande questione aperta della crisi internazionale, che crea forti preoccupazioni anche alle attività artigiane. L’UNAS dovrà continuare a guardare avanti, e pungolare la politica affinché si ricordi sempre dell’importanza ricoperta dall’impresa artigiana a conduzione familiare. Gli artigiani a San Marino possono contare su un impianto normativo unico al mondo, e l’UNAS dovrà continuare a lavorare per far sì che le norme sammarinesi si evolvano continuando a supportare le piccole e medie imprese”.
Fra l’altro l’ultimo vostro ‘atto’ come presidente del-l’UNAS è un calendario, in uscita proprio in questi giorni, che attraverso tredici significative fotografie esalta il lavoro delle mani degli artigiani proprio come un valore millenario da difendere.
“Il calendario rappresenta un progetto che comprende anche una mostra fotografica all’interno della nostra associazione e che sarà completato da un concorso dedicato agli studenti delle scuole medie che premierà i migliori componimenti sul tema dell’artigianato. Lo spunto è dato dalle mani degli artigiani, mani che hanno il dono della creatività. Osservando l’abile lavoro delle mani si deve arrivare ad una riflessione più profonda sui valori dell’attività degli artigiani, ed è proprio per questo che rivolgiamo il messaggio soprattutto ai giovani, affinché scoprano o riscoprano l’importanza dei mestieri”.
Torniamo ai problemi che pressano la categoria. Il numero uno in assoluto è costituito, tanto per cambiare, dai rapporti con l’Italia.
“Purtroppo è così, fra l’altro su due piani distinti. Innanzitutto le ricadute dei difficili rapporti tra i due Stati di oggi, in ambito finanziario, economico e non solo, hanno un peso anche sull’attività degli artigiani, in quanto parte del Sistema Paese. E poi c’è da affrontare la questione specifica dell’artigianato, nella fattispecie quello legato al mondo dell’edilizia (elettricisti e impiantisti in particolare, ndr), che deve fare i conti con la mancata reciprocità. Nel senso che le imprese italiane possono lavorare a San Marino, magari con permessi temporanei, mentre la burocrazia impedisce la stessa opportunità alle imprese sammarinesi”.
E poi ci sono le pensioni: il fondo degli artigiani accusa un profondo deficit.
“Gli artigiani non sono paragonabili né alle imprese strutturate, né ai lavoratori dipendenti. Siamo di fronte ad una via di mezzo, e come via di mezzo vanno trattati. Purtroppo in molti casi le imprese artigiane si sono trasformate in srl e gli artigiani versano i contributi come dipendenti, dunque versando i contributi nel fondo generale e non nel nostro, che è in difficoltà. E allora forse sarebbe il caso di porsi un interrogativo: è il caso di mantenere separati i fondi o di iniziare a pensare al fondo unico, in modo da tutelare le esigenze degli artigiani?”

Sappiamo che state lavorando su alcuni progetti estremamente interessanti.
“C’è una proposta che risale ad alcuni anni fa e che ci piacerebbe rispolverare: si tratta della possibilità di creare una mostra internazionale dell’artigianato. Numerosi paesi avevano già dato la disponibilità al progetto, poi tutto si è arenato ma crediamo oggi si possa riprendere il discorso. Poi c’è un’altra idea assolutamente nuova che possa stimolare l’esigenza di conciliare l’attività dell’artigianato con il turismo e il commercio, attività strettamente correlate da sempre. L’idea è quella di creare in una via o in una zona del Centro Storico un’area in cui mettere in vetrina, letteralmente, il lavoro degli artigiani”.
Si spieghi meglio.
“Ci sono spazi in Centro Storico, di proprietà dell’Eccellentissima Camera, che potrebbero essere utilizzati per creare dei laboratori artigiani in cui mettere in vetrina non tanto i prodotti quanto gli artigiani stessi nel loro lavoro. Penso ad esempio ai ceramisti, agli ebanisti, a chi lavora il ferro battuto. Ci piacerebbe vedere i nostri maestri d’arte in pensione che insegnano il mestiere ai giovani: tutte queste vetrine potrebbero caratterizzare un’area ben precisa del centro storico, valorizzandola in chiave turistica e commerciale. E i giovani potrebbero essere stimolati a questa iniziativa tramite le cosiddette ‘licenze part time’, che è un’altra proposta in ballo che potrebbe trovare un approfondimento istituzionale”.